Rajneesh Chandra Mohan Jain, meglio conosciuto durante gli anni Settanta come Bhagwan Shree Rajneesh e più tardi come Osho (Kuchwada, 11 dicembre 1931 – Pune, 19 gennaio 1990), è stato un filosofo e leader carismatico e Maestro indiano.Ha vissuto in India e negli Stati Uniti ed è stato il fondatore e leader del "Movimento Osho-Rajneesh" (Osho-Rajneesh movement), un controverso movimento spirituale i cui seguaci sono noti come "arancioni", o come "neo-sannyasin" (sanyāsa in hindi significa asceta) da non confondere peraltro con gli Hare-Krishna per l'identità di colore della tunica indossata.
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1 Biografia
1.1 L'infanzia
1.2 L'«illuminazione» e le prime comunità
1.3 La comune in Oregon
1.4 Il ritorno a Poona
2 La «filosofia» di Osho
2.1 Il sincretismo e i valori proposti
2.2 La meditazione
2.3 Una illuminazione terrena
3 Collegamenti esterni
3.1 Sito ufficiale
3.2 Siti informativi
3.3 Siti critici
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Biografia [modifica]
L'infanzia [modifica]
Osho nacque a Gadarwara, un piccolo villaggio nel distretto di Narsingpur, nello stato indiano del Madhya Pradesh. Alla sua nascita, gli astrologi predissero che sarebbe morto prima del suo settimo compleanno. I suoi genitori, che erano Jainisti, scelsero di mandarlo dai nonni finché avesse compiuto sette anni. Osho ha raccontato come questa fu la più grande influenza sulla sua crescita, perché sua nonna gli diede la massima libertà e gli dimostrò grande rispetto. Come conseguenza, fu lasciato senza cure particolari, restrizioni, né alcun tipo di educazione imposta. Come egli stesso ebbe a dire, i bambini, durante i primi sette anni, vengono influenzati negativamente dall'esser forzati ad imparare e dalla negazione della loro dignità. Idealmente, disse, bisognerebbe agire all'opposto: «se ad un bambino nei suoi primi anni è permessa la libertà, crescerà forte e abbastanza intelligente da decidere e discutere, e potrà auto-educarsi con un minimo di guida».
A suo avviso è quello che successe a lui stesso. Quando andò a scuola per la prima volta, era in grado di discutere e convincere il suo insegnante, che era molto severo con i bambini. Se un bambino riceve rispetto, afferma Osho, è più obbediente verso i genitori; se i genitori ignorano la sua individualità, il bambino a sua volta li ignorerà.
Dopo aver compiuto sette anni, Osho tornò dai suoi genitori. Stando ai suoi racconti, Osho ricevette un simile rispetto dal suo nonno paterno, che visse con loro. Il nonno era solito dirgli: "Lo so che stai facendo la cosa giusta. Tutti possono anche dirti che stai sbagliando, ma nessuno sa in quale situazione ti trovi. Solo tu puoi decidere, nella tua situazione. Fai qualsiasi cosa senti giusta, io ti supporterò."
L'«illuminazione» e le prime comunità [modifica]
Il 21 marzo 1953, all'età di ventun anni, divenne, disse, «illuminato», dopo un intenso periodo di sette giorni in cui sedette in giardino sotto un albero di elengi. Da allora cominciò a proporre le sue tecniche di meditazione con il proposito, condiviso da molte tradizioni antiche e moderne, del raggiungimento di una maggiore consapevolezza di sé, che per Osho e per la corrente spirituale di cui lui è stato l'iniziatore si può concretizzare in una sorta di «risveglio». Conclusi gli studi, negli anni '60 ottenne la cattedra di filosofia alla Università di Jabalpur, e nel frattempo viaggiò per l'India, tenendo conferenze sulla sua filosofia. Nel 1969 un gruppo di suoi discepoli stabilì una fondazione in supporto al suo lavoro, permettendogli di lasciare il lavoro universitario. Si stabilirono in un appartamento di Bombay dove pronunciava discorsi quotidiani e riceveva visite. Il numero e la frequenza dei visitatori diventarono presto troppo grandi per il luogo, riempiendo l'appartamento e disturbando i vicini. Un appartamento più ampio venne trovato al piano terra (così che i visitatori non dovessero usare l'ascensore, motivo principale di conflitto con il vicinato).
Il 26 settembre del 1970 iniziò il suo primo discepolo ( o sannyasin) durante una meditazione all'aperto, uno dei grandi incontri in cui dava conferenze e guidava meditazioni di gruppo.
Nel 1974 si trasferì a Poona dove fondò il suo Ashram. Ben presto il flusso di visitatori occidentali diventò una marea. Alla fine degli anni '70 l'Ashram di Poona ospita il centro di terapia e di crescita interiore più grande al mondo, dove migliaia di persone vanno per partecipare a gruppi terapeutici e a corsi di meditazione, per ascoltare il discorso giornaliero di Osho, allora chiamato Bhagwan, al mattino o partecipare al darshan (incontro col Maestro) serale.
La comune in Oregon [modifica]
Nell'estate del 1981 l'esperimento comunitario viene trasferito in America, dove ebbe modo di affermarsi nel mondo occidentale fondando una comune nello stato dell'Oregon (USA) presso il ranch "Big Muddy" ad Antelope. La nuova Comune viene chiamata "Rajneeshpuram ("Essenza di Rajneesh"), è grande ben 65.000 acri, riscuote un grande successo fino ad ingrandirsi alle dimensioni di una piccola cittadina.
Dopo un inizio travolgente, nel 1985, l'intolleranza culturale dei residenti locali, ma più di tutto una serie di scandali che investirono la sua segretaria Sheela e alcuni dei suoi più stretti collaboratori, lo costrinsero ad allontanarsi dal Ranch. Si dice che Sheela tramava l'uccisione di alcuni discepoli più vicini ad Osho. Correva voce che l'FBI stesse per far irruzione nella Comune per arrestarlo e questo poteva far nascere resistenze dalle migliaia di suoi discepoli residenti. Dopo uno scalo aereo in North Carolina, fu arrestato con l'accusa di aver organizzato falsi matrimoni con cittadini americani per far ottenere il permesso di residenza permanente ai suoi discepoli. Incarcerato e poi trasferito da una prigione all'altra per un periodo di una decina di giorni, fu poi espulso dagli Stati Uniti.
Il ritorno a Poona [modifica]
Il Osho International Meditation Resort, Poona.
Dopo aver girato mezzo mondo in cerca di un nuovo posto dove far rinascere il suo ashram (ci fu anche in Italia un movimento di opinione molto forte per permettergli questo, ma l'autorizzazione arrivò dopo la sua morte), tornò in India e si stabilì nuovamente a Poona. Qui il vecchio Ashram divenne la sua nuova Comune, che ancora oggi, sotto il nuovo nome di Osho International Meditation Resort, riceve la visita di centinaia di migliaia di persone l'anno, fedeli alla pratica dei suoi insegnamenti. I suoi libri, o meglio le trascrizioni dei suoi discorsi, sono centinaia, tradotti e letti in decine di lingue, coerentemente alla persistenza del suo movimento.
Dopo la sua morte, avvenuta il 19 gennaio del 1990, dopo un periodo di diversi mesi in cui il suo corpo aveva cominciato a soffrire, e di cui lui stesso aveva parlato come delle conseguenze di un avvelenamento subito in carcere, la sua Comune di Poona restò guidata da un "Inner Circle" di 21 persone, da lui nominate qualche tempo prima.
La «filosofia» di Osho [modifica]
Il suo insegnamento è stato considerato da alcuni come un insieme di idee proprie delle filosofie orientali (Induismo, Giainismo, Buddismo Zen, Taoismo) e di alcuni tratti del pensiero occidentale (psicologia jungiana, psicologia umanista, l'antica filosofia greca).
Il sincretismo e i valori proposti [modifica]
Elemento di originalità dell'opera di Osho in anni di diffuso interesse per la tradizioni spirituali orientali, fu l'intenzione di adattare i millenari concetti e pratiche della cultura indiana al moderno uomo occidentale. Da questa esigenza nascono gli esercizi di meditazione dinamica introdotti da Osho, elaborati in modo sincretico a partire dagli insegnamenti dello Yoga, del Tantra, ma anche da altre tradizioni non indiane come il Taoismo e il Buddhismo Zen.
Osho afferma nei suoi discorsi che i valori più grandi nella vita sono (senza un ordine specifico) l'amore, la meditazione e il riso, e che la grazia più grande sia l'esperienza dell'illuminazione spirituale. Questa «illuminazione» è descritta come lo stato normale di ogni cosa di cui è fatto l'universo, ma, dato che spesso ci si lascia distrarre da una molteplicità di fattori, non riusciamo a realizzare di essere, appunto, in questo normale stato. In particolare le distrazioni provengono dalle attività umane del pensiero razionale, così come dai vincoli emozionali che ci legano alle aspettative della società, con le conseguenti paure e inibizioni. Per chiarire ai suoi ascoltatori il suo approccio e per dare degli strumenti sistematici al suo metodo di ricerca, Osho estrasse e espose varie filosofie, da diverse fonti. Fu un ricercatore molto attivo e prolifico: in innumerevoli discorsi sia in hindi che in inglese si occupò di varie tradizioni spirituali e religiose, incluse quelle di Buddha, Krishna, Guru Nanak, Gesù, Socrate, dei maestri Zen, del Chassidismo, dei Sufi e molte altre.
Spese molte energie per evitare di fissare un "sistema di pensiero" che potesse definirlo, dal momento che, secondo le sue parole, nessuna filosofia può esprimere completamente una verità. Oratore consumato, utilizzò la sua abilità per veicolare il suo messaggio, ma insistette sul fatto che l'unico scopo per il quale continuava a parlare era quello di convincere i suoi ascoltatori ad intraprendere un percorso di meditazione.
Fu spesso chiamato il «guru del sesso», dopo che alcuni suoi discorsi della fine degli anni '60 scandalizzarono la parte della società più conservatrice. Questi vennero in seguito trascritti e pubblicati sotto il titolo Dal sesso alla supercoscienza. A suo avviso, «per il Tantra tutto è sacro, e nulla è profano», e ogni morale sessualmente repressiva era controproducente dal momento che «non si può trascendere il sesso senza averne avuto un'esperienza completa e consapevole».
La meditazione [modifica]
Secondo Osho, la meditazione è uno stato che va «oltre la mente», di totale presenza a sè, nel quale raggiungere consapevolmente il silenzio interiore. Osho insistette molto sul fatto che la meditazione non può essere spiegata o descritta in modo esaustivo, essendo un'esperienza nella quale la mente ed ogni pensiero logico (quindi anche il linguaggio) vengono trascesi. La pratica della meditazione non comprende quindi pensieri spirituali o religiosi, e non è possibile forzarla con un atto di volontà, ma soltanto lasciare che questo stato di «non mente» nasca e si manifesti spontaneamente.
Osho partì dal presupposto che l'essere in "meditazione" sia una condizione comune e naturale dell'uomo. Ma, aggiunse, è molto difficile per l'uomo moderno raggiungere tale condizione con le tradizionali tecniche (come sedersi, semplicemente, a gambe incrociate), poiché egli subisce continuamente talmente tante "distrazioni" e stimoli esterni da aver perso la capacità di ritrovare facilmente sé, per ritornare a sé ed al proprio ascolto interiore. Per questo motivo individuò alcune tecniche di meditazione attiva che potessero portare naturalmente alla meditazione, il cui fine essenziale era di distrarre la mente per creare quello spazio di silenzio e consapevolezza necessario alla meditazione.
Alcuni di questi esercizi preparatori possono essere ritrovati nelle terapie della moderna psicoterapia occidentale (a.e. la psicoterapia della Gestalt), e consistono nell'alterazione del respiro, nel gibberish (l'esprimersi in un linguaggio sconosciuto), nel piangere o ridere liberamente, nel danzare e muovere il corpo fino a raggiungere lo stato di catarsi, ovvero di crollo delle sovrastrutture mentali e liberazione dalle stesse, attraverso un'esplosione emozionale, liberando il corpo e la struttura psico-energetica di tutti quei blocchi emozionali che impediscono la libera espressione di sé nella vita quotidiana.
Le tecniche di meditazione principali proposte da Osho sono chiamate Active Meditations (meditazioni attive), comprendono le meditazioni "dinamica", "kundalini", "nadabrahma", "nataraj", e sono piuttosto impegnative dal punto di vista fisico, per due motivi: 1. la concezione di piena identità fra corpo e struttura psichica (ogni emozione repressa o trauma interiorizzato, ma non vissuto, ha un corrispettivo nel corpo fisico); 2. i condizionamenti sociali ed emotivi subiti dall'uomo fin dalla sua prima infanzia, se molto radicati nella propria struttura psicofisica, renderebbero necessario, per il loro abbandono, un notevole sforzo innanzitutto fisico.
Osho re-introdusse anche alcune tecniche tradizionali di meditazione, riducendole alla loro più essenziale espressione, astraendole dai rituali e dalle tradizioni proprie, e mantenendone le parti maggiormente «terapeutiche». Inoltre, sostenne la teoria per la quale lo stato meditativo può essere raggiunto e mantenuto, con una sufficiente pratica, anche attraverso le azioni quotidiane.
Una illuminazione terrena [modifica]
Con l'abitudine della meditazione si può ottenere, secondo Osho, l'illuminazione, ovvero uno stato in cui "si è continuamente in uno stato di meditazione".
Osho non predicò mai una fuga dal mondo terreno verso quello spirituale, ma la necessità dell'uomo moderno di essere spirituale (e quindi in meditazione) nella vita di tutti i giorni. Il percorso che dovrebbe condurre all'illuminazione consiste quindi nel qualificare, con la massima presenza di sé, ogni atto della vita quotidiana e reale, dal lavoro alla vita di coppia, dal sesso alle relazioni sociali.
Questa concezione di spiritualità e di illuminazione immersa nel quotidiano è quindi in aperta rottura con la tradizionale visione dei due mondi separati: quello dello spirito e quello della materia.
Se desideri approfondire l'argomento “OSHO RAJNEESH” scrivi una e-mail a yogasanremo@libero.it

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